là dove c'era l'erba...

Segrate Nostra è anche su:

Agosto 2014
D L M M G V S
27 28 29 30 31 1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31 1 2 3 4 5 6

in agenda

Nessun evento
Messaggio
  • Direttiva europea 2009/136/CE: tutela della vita privata nelle comunicazioni elettroniche

    Questo sito utilizza i cookies per gestire l'autenticazione, la gestione ed altre funzioni.
    Navigando all'interno di questo sito lei accetta che questo tipo di cookies vengano inviati al suo browser.

BreBeMi: Lazzari si è scusato PDF Stampa E-mail

20140722 - comunicato stampa

Domani, 23 luglio, alla presenza di Matteo Renzi, Roberto Maroni e molti altri, sarà inaugurata la BreBeMi.

Come spesso capita, l’inaugurazione ufficiale viene fatta a lavori ancora da completare: sull’autostrada, ad esempio, non ci sono ancora distributori di benzina e soprattutto, per quel che ci riguarda, i lavori su Cassanese e Rivoltana sono ancora incompleti.
Per la Rivoltana è prevista un’apertura al traffico del tracciato fino a Tregarezzo con le rifiniture e le opere minori da completare, mentre sulla Cassanese è prevista l’apertura di una sola “canna” della galleria di Pioltello ed anche qui sono previsti altri sei mesi di opere di rifiniture.

Ma il problema maggiore, e ormai se ne stanno accorgendo tutti, è l’imbuto di Segrate, dove sulla Rivoltana manca la sistemazione del tratto Tregarezzo-Linate e sulla Cassanese, in attesa della mitica tangenzialina, tra i prolungamenti della BreBeMi e Milano l’unico passaggio è quello in mezzo alle nostre case.

Qualche giorno fa un periodico locale ha chiesto all’assessore Lazzari come mai Pioltello ha ottenuto l’interramento mentre Segrate si troverà attraversata dal traffico della BreBeMi ancora per chissà quanti anni. Lazzari ha così risposto: “Al momento del tavolo della BreBeMi il tratto ora affidato a Westfield era preposto al progetto dell’intermodale. Non abbiamo avuto voce in capitolo.”

Il fatto è che Pioltello, grazie ad un’amministrazione determinata, fin dal 2005 è riuscita a far inserire l’interramento (costo: 26,5 milioni di euro) nel progetto.

A noi rimangono il traffico e le scuse.

Segrate, 22 luglio 2014

Segrate Nostra

 
C'è agricoltura nel golfo PDF Stampa E-mail

20140706 comunicato stampa

20140705daviaFermi c rLo scorso 19 giugno il TAR ha esaminato per la prima volta il ricorso presentato da cinquanta segratesi con Legambiente Lombardia e WWF Martesana contro il PGT e la cementificazione del Golfo Agricolo.

Durante il dibattito, l'avvocato della società Europa 2000 (famiglia Cantoni) ha sostenuto che nel Golfo l'attività agricola è ormai dismessa e che quindi l'area non può essere danneggiata da edificazioni; ha poi ricordato che la società ha già speso molti soldi per il "preverdissement" (aree alberate da realizzare prima delle edificazioni) che sta dando all'area l'aspetto del futuro parco urbano.

Il Golfo è sotto gli occhi di tutti i segratesi che transitano sulla Cassanese e quel che si vede non è per niente quello che dice l'avvocato.
Proprio in queste settimane, buona parte del terreno è stato coltivato nuovamente a granoturco mentre le pianticelle che dovrebbero costituire il preverdissement sono in buona parte striminzite o rinsecchite.

Il TAR intanto ha deciso che il contenuto del ricorso merita un esame approfondito e immediato: per questo ci sarà un'udienza pubblica il prossimo 23 ottobre, cioè poco dopo la pausa estiva.
Sarà un appuntamento importante anche se probabilmente non l'ultimo del ricorso "no al cemento sul Golfo".

Sono due quindi le strade ancora aperte per i segratesi che vogliono evitare che l'ultima grande area a vocazione agricola di Segrate sia definitivamente urbanizzata.

La prima è portare una nuova maggioranza a guidare la nostra città nelle elezioni della prossima primavera.

La seconda è continuare a sostenere il Comitato Golfo Agricolo che si sta facendo carico dell'impegno, anche economico, del ricorso al TAR per impedire che l'attuale maggioranza, sia pur disgregata e sbandata, provochi con qualche ultimo colpo di coda, dei danni irreparabili al nostro territorio.20140705daviaFermi sud r

Sostieni anche tu il ricorso al TAR firmato da WWF Martesana, Legambiente Lombardia e da cinquanta segratesi per salvare Golfo Agricolo e prati adiacenti.
Versa un contributo sul c/c intestato a Vezzoni Paolo - IBAN: IT86H0340201601000000003166.

Segrate, 6 luglio 2014

Segrate Nostra

 
Storia di Lucia (e di altri neo-segratesi) PDF Stampa E-mail

20140617 - comunicato stampa

Lucia è mamma di un bimbo di due anni e di uno di cinque, ha comprato quattro anni fa casa in un quartiere nuovo di Segrate, il Village, che a dispetto del nome (invero assai curioso) è costituito da palazzi piuttosto alti e qualche area verde interposta.
Lucia e il marito, entrambi originari di Milano, lavorano una a Lancetti, l'altro verso Varese, lungo la linea del passante ferroviario, S5 e S6.
Hanno scelto Segrate, e il Village, per la prossimità con la stazione, per quella che han ritenuto essere la buona qualità delle abitazioni, per la promessa di un quartiere completo e nuovo, prossimo al centro della nostra città. Hanno loro garantito la presenza di un asilo nido e di vari servizi, a tutt'oggi mancanti.
Qualcuno ricorderà, pochi anni fa, le ampie pubblicità per il "Segrate Village" e i rendering sapientemente artefatti distribuiti sul nostro territorio e oltre.
Qualcuno li osservava con perplessità, conoscendo l'attitudine della Maggioranza (da un ventennio oramai) a favorire faraonici progetti, a rischio di non completamento.
Lucia e suo marito ci hanno creduto, quattro anni fa, perché facendo un giro per Segrate hanno notato vecchi quartieri residenziali completi e funzionanti, ancora una discreta quantità di verde, buoni servizi, una nuova viabilità in costruzione, molte promesse.

Lucia e suo marito oggi non credono quasi più - ma la speranza fortunatamente è dura a morire - che il Village sarà terminato con tutti gli elementi promessi per renderlo vero e vivibile. Con punti di aggregazione, giardinetti per i bambini e per far giocare i cani, e il nido. Con una piccola stazione dignitosa, anche semplicemente un bar che venda i biglietti del trasporto pubblico, in modo che scendendo dal treno venga voglia di fermarsi per bere un caffè e fare due chiacchiere. O di far colazione ancora assonnati in attesa di andare al lavoro.
Lucia ha saputo che il Comune, invece, ha speso soldi pubblici per un bar presso il cosiddetto Centro Parco, lontano da parcheggi e da vie di transito - se non una ciclabile - che se va bene sarà sfruttato qualche mese all'anno, quasi solo in estate.

Ah, oggi Lucia ha saputo che nell'area ex-IBM, vicino a San Felice, sorgerà un grande complesso edilizio, in gran parte residenziale.
Si domanda che necessità avevano i cittadini segratesi di un nuovo quartiere, quando del suo restano 200 appartamenti da vendere, e si chiede che probabilità avrà di essere ultimato: le stesse del Santa Monica? Che senso civico c'è nel dare a tutti la possibilità di costruire? Che senso ha creare competizione in un mercato stagnante?

Lucia: noi ce lo domandiamo insieme a te, da troppi anni oramai.

17 giugno 2014

Gianluca Poldi
Segrate Nostra

 
Segrate come Parigi e Berlino? PDF Stampa E-mail

20140613 comunicato stampa

Parigi, Berlino, Casablanca, Dubai, Jakarta, Pechino: cos'hanno in comune con Segrate?
Per ora ancora nulla, ma tra poco Segrate condividerà con loro uno dei più famosi marchi del commercio di lusso, o comunque di fascia medio-alta, le Gallerie Lafayette. L'equivalente di Harrod's a Londra e di Bloomigdale's a New York, per intenderci.
Ecco la sorpresa di lunga gestazione che esce dal cilindro del gruppo bergamasco di Percassi e dell'australiana Westfield, responsabili dell'intervento nelle aree ex-dogana di Segrate, alle spalle del centro.

Si tratterà, come indica anche il Corriere della Sera di oggi, di 175.000 metri quadrati (circa 25 campi da calcio regolamentari), 300 negozi, tra i 10 e i 14 mila posti auto. Si parla anche di 50 ristoranti, di cinema, di luoghi di intrattenimento. Un vero colosso, insomma, atterrato su Segrate a dispetto del centro di Milano, dove se ne era ipotizzata la sede.

Staremo a vedere. Certo il rendering è imponente, ma manca purtroppo del bel segno architettonico che avremmo potuto sperare (almeno quello!) da un marchio che una ventina d'anni fa commissionò a Jean Nouvel i grandi magazzini di Berlino. E pensare che dal 1912 l'enorme cupola in ferro e vetro delle "Galeries Lafayette", con innovativi pilastri di calcestruzzo, è uno dei più begli edifici Art Noveau di Parigi, che merita una visita non meno della Torre Eiffel. 
Altri tempi, altre sensibilità.

Quanto a noi, per come la vicenda è stata finora gestita, non ci sentiamo orgogliosi di questa imponente iniziativa commerciale. Qualcuno ricorderà i ridicoli sondaggi promossi dalla maggioranza anni fa: "Volete o non volete il centro commerciale?". Noi ci battiamo da allora contro l'idea stessa di questo centro, che si spera - trattando in prevalenza di marchi del lusso - non vada a nuocere alle attività commerciali del nostro territorio.
Arrivati a questo punto, a Segrate Nostra e a TUTTI i cittadini di Segrate interessa una cosa innanzitutto, e urgentemente: l'apertura della cosiddetta viabilità speciale, che è stata molto imprudentemente legata a doppia mandata alla realizzazione del "centro commerciale più grande d'Europa", e non alla Brebemi, per esempio.
Quindi resteremo vigilissimi perché si evitino flussi di traffico incongrui sul territorio e perché anche Segrate abbia da guadagnare almeno in termini di posti di lavoro, oltre che in oneri di urbanizzazione...

Nota a margine: nel 1991 Lafayette aprì uno store nella Trump Tower a New York. Non ebbe successo. Chiuse dopo tre anni. Avevano fatto male i conti con i gusti del pubblico (americano).

13 giugno 2014


Gianluca Poldi
Segrate Nostra

Segrate come Parigi e Berlino?

Parigi, Berlino, Casablanca, Dubai, Jakarta, Pechino: cos'hanno in comune con Segrate? 
Per ora ancora nulla, ma tra poco Segrate condividerà con loro uno dei più famosi marchi del commercio di lusso, o comunque di fascia medio-alta, le Gallerie Lafayette. L'equivalente di Harrod's a Londra e di Bloomigdale's a New York, per intenderci.
Ecco la sorpresa di lunga gestazione che esce dal cilindro del gruppo bergamasco di Percassi e dell'australiana Westfield, responsabili dell'intervento nelle aree ex-dogana di Segrate, alle spalle del centro. 

Si tratterà, come indica anche il Corriere della Sera di oggi, di 175.000 metri quadrati (circa 25 campi da calcio regolamentari), 300 negozi, tra i 10 e i 14 mila posti auto. Si parla anche di 50 ristoranti, di cinema, di luoghi di intrattenimento. Un vero colosso, insomma, atterrato su Segrate a dispetto del centro di Milano, dove se ne era ipotizzata la sede. 

Staremo a vedere. Certo il rendering è imponente, ma manca purtroppo del bel segno architettonico che avremmo potuto sperare (almeno quello!) da un marchio che una ventina d'anni fa commissionò a Jean Nouvel i grandi magazzini di Berlino. E pensare che dal 1912 l'enorme cupola in ferro e vetro delle "Galeries Lafayette", con innovativi pilastri di calcestruzzo, è uno dei più begli edifici Art Noveau di Parigi, che merita una visita non meno della Torre Eiffel.  
Altri tempi, altre sensibilità.

Quanto a noi, per come la vicenda è stata finora gestita, non ci sentiamo orgogliosi di questa imponente iniziativa commerciale. Qualcuno ricorderà i ridicoli sondaggi promossi dalla maggioranza anni fa: "Volete o non volete il centro commerciale?". Noi ci battiamo da allora contro l'idea stessa di questo centro, che si spera - trattando in prevalenza di marchi del lusso - non vada a nuocere alle attività commerciali del nostro territorio.
Arrivati a questo punto, a Segrate Nostra e a TUTTI i cittadini di Segrate interessa una cosa innanzitutto, e urgentemente: l'apertura della cosiddetta viabilità speciale, che è stata molto imprudentemente legata a doppia mandata alla realizzazione del "centro commerciale più grande d'Europa", e non alla Brebemi, per esempio.
Quindi resteremo vigilissimi, perché si evitino flussi di traffico incongrui sul territorio e perché anche Segrate abbia da guadagnare almeno in termini di posti di lavoro, oltre che in oneri di urbanizzazione... 

Nota a margine: nel 1991 Lafayette aprì uno store nella Trump Tower a New York. Non ebbe successo. Chiuse dopo tre anni. Avevano fatto male i conti con i gusti del pubblico (americano).

Gianluca Poldi
 
Riprendiamoci la Boffalora PDF Stampa E-mail

20140604 Comunicato stampa
 
Nel riunione di Consiglio comunale del 5 giugno 2014 viene discussa una delibera che prende atto della “cessazione degli effetti” della convenzione urbanistica per PII Cascina Boffalora.
In sostanza: chi doveva realizzare il nuovo quartiere battezzato S. Monica non ha fatto quasi nulla di quanto previsto nella convenzione tranne costruire quattro palazzi così malfatti che le famiglie residenti sono travolte dagli insostenibili costi delle spese condominiali conseguenti ad errori di costruzione o di gestione.
Il Sindaco e la sua Giunta, pertanto, dopo aver tentato di salvare il progetto prorogando per due volte la scadenza della convenzione e persa per strada una fideiussione da 27 milioni di euro che il Comune non può più incassare, hanno deciso di mettere una pietra sopra a questa fallimentare iniziativa e chiedono al Consiglio comunale di dichiarare decaduta la convenzione.
 
Il Comune chiederà il risarcimento dei danni che ha subito.
Ma: quali danni?
Gli uffici comunali hanno già dichiarato che probabilmente sarà poca cosa: il Comune non può certo lamentarsi del tempo perduto per discutere, scrivere, deliberare.
 
Intanto quella che era stata una splendida zona agricola, che in un comune “normale” sarebbe stata valorizzata e magari inserita nel confinante Parco delle Cascine, è lì, devastata dalle opere di cantiere, scorticata per larghi tratti dalla terra di coltura e con la Cascina Boffalora, una delle ultime cascine agricole di Segrate, in parte abbattuta e per la rimanente in cadente abbandono.
E l'area rimarrà comunque fabbricabile ed in attesa di un nuovo acquirente, con gli stessi parametri di edificazione della convenzione, che sono molto più alti di quelli stabiliti dal PGT approvato nel 2012.
"Diritti acquisiti": dicono l'Assessore e gli uffici comunali.
 
Tutto questo è inaccettabile.
E il danno all'ambiente, al paesaggio, al territorio?
Chi ripaga Segrate di tutto questo?
Chi rimedia alla situazione dei residenti il cui torto è stato fidarsi di un sostegno da parte del Comune la cui maggioranza di centro destra ha deciso, avvallato e sostenuto fino ad oggi questo disastro urbanistico ed ambientale?
 
Segrate Nostra non ci sta.
 
Quindi abbiamo presentato un emendamento alla delibera in discussione nella seduta del 5 giugno: chiediamo che il Comune faccia causa al fondo immobiliare Vegagest che ha gestito questa operazione, recuperando quello che non ha potuto recuperare dalla fideiussione in modo da risanare l'area e dare vivibilità alla parte costruita.
Anche perché Vegagest non è una società qualunque governata da un immobiliarista rampante o da un finanziere, ma è posseduta, attraverso una holding, da banche e da una compagnia assicurativa quotata in Borsa: il 30% è della Cassa di Ferrara Carife, poi ci sono la Cassa di San Miniato col 22%, la Cattolica Assicurazioni col 17%, la Popolare Bari col 10,7% e altre banche.
 
Chiediamo quindi:
- che si faccia causa a Vegagest e ai suoi proprietari per il danno ambientale e paesaggistico;
- che Segrate venga rimborsata con i terreni ancora non edificati ed abbandonati, in modo da rimetterli a verde e inserirli nel parco agricolo, e con i soldi necessari a rimettere in sesto l'area in questo momento urbanizzata, così da poter intervenire con opere e servizi tali da ridare dignità e tranquillità al piccolo quartiere di S. Monica ed ai suoi abitanti.

Segrate, 4 giugno 2014

Segrate Nostra

 
Segrate: si cambia! PDF Stampa E-mail

20140526 Comunicato stampa

Cari amici.
Il voto di ieri in Italia è stata una gioiosa sorpresa rispetto alle previsioni. Per Segrate è stata una bella conferma. Già un anno fa, alle elezioni regionali, Segrate aveva espresso una decisa volontà di cambiamento con la coalizione che sosteneva Umberto Ambrosoli largamente al primo posto e sopra al 42% distanziando di quattro punti quel centrodestra che da vent'anni amministra la nostra città.
Ieri la volontà di cambiare si è rafforzata: l'area del centrosinistra sfiora il 50% mentre il centrodestra scende ancora raccogliendo poco più del 33%.
Certo: il voto comunale è un'altra cosa perché la gente guarda e valuta le persone, ma la tendenza è chiara e non basteranno gli aeroplanini sulle rotonde a invertirla: l'era Alessandrini sembrerebbe proprio finita.
Sta alla coscienza di chi ancora sostiene questa fragile maggioranza suddivisa in una decina di partitini se decidere staccare subito la spina o continuare ancora per un anno la folle corsa al cemento che è stata la priorità del ventennio di governo segratese di centrodestra. I palazzoni incompiuti di via san Rocco, il quartiere della desolante stazione, il fallimento del quartiere S. Monica sono i risultati di questo ventennio.

Intanto tra quaranta giorni apre la Brebemi e tutta Italia sta parlando dell'imbuto di Segrate in cui finirà il traffico che da Brescia cercherà di raggungere Milano.

La città ha già deciso. Si deve cambiare.

Segrate, 26 maggio 2014

Segrate Nostra

 
Cemento silenzioso PDF Stampa E-mail

20140513 Comunicato stampa

golfoagricoloedificatoQuasi di soppiatto, certamente senza molto clamore. Quattro righe nascoste in un delibera di giunta di fine anno (la 126 del 19 dicembre 2013) che raccontano il tentativo di evitare la Valutazione di Impatto Ambientale.

Tentativo che gli uffici regionali, "incoraggiati" da due osservazioni presentate da WWF/Legambiente e dal nostro Paolo Micheli, consigliere regionale, hanno respinto, chiedendo la VIA e, proprio in questi giorni, una integrazione della documentazione presentata.
 
Stiamo parlando del comparto TR1, il cuore del Golfo Agricolo, quello compreso tra Milano 2 e la zona industriale Marconi. Il sito del Comune non ne fa cenno, ma sul sito della Regione vi sono tutti i documenti della più grande operazione immobiliare segratese degli ultimi trent'anni: mezzo milione di metri cubi, una previsione di oltre 3250 abitanti, un affare che vale almeno 700 milioni, probabilmente quasi un miliardo di euro.

Eccolo: sta arrivando il cemento sul Golfo Agricolo, quello che secondo la più sfacciata delle promesse elettorali di Alessandrini avrebbe dovuto essere trasformato per il 90% in verde pubblico, quello che secondo l'ex assessore Zanoli sarebbe stato il più prestigioso parco pubblico di Segrate. Eccolo qui, sta arrivando.

Segrate Nostra sostiene l'azione di contrasto portata avanti dal Comitato Golfo Agricolo contro questa follia urbanistica e si opporrà, in Consiglio Comunale, in Regione e, soprattutto, tenendo vigili i cittadini più sensibili perché questa follia non abbia luogo.

Segrate, 13 maggio 2014

Segrate Nostra


 
<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 2