home sulla stampa dai giornali 2009/09/16 Segrate in Folio
2009/09/16 Segrate in Folio PDF Stampa E-mail

PAOLO MICHELI, 35 ANNI, PRESENTA L'ASSOCIAZIONE SEGRATE NOSTRA

Siamo un gruppo di persone che vogliono bene alla città

«In questi anni è stato concesso troppo a Provincia e Regione in termini di verde e smog». «Non mi candiderò alle primarie del Pd». «Lotteremo per salvare il Golfo, avere trasporti interni più efficienti e migliori strutture sportive»


POLITICA - Classe 1974. La stessa di chi scrive. Inutile negarlo, a Paolo Micheli, fondatore dell’Associazione Segrate Nostra, sono legato da una profonda amicizia. Ma il lavoro è lavoro. Una sola concessione allora, ci diamo del “tu”.


Due parole su Segrate Nostra.
«Siamo professionisti, impiegati, manager, padri e madri di famiglia. Accomunati dall’entusiasmo e dalla voglia di partecipare a una grande sfida: quella di migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini. Segrate Nostra nasce dal basso, tra la gente, nelle parrocchie, lontano da logiche di partito ma con un ambizioso progetto politico, nel senso più alto del termine».

Un progetto politico?
«Sì. Vogliamo impegnarci nel prendere a cuore la nostra città insieme a tutti gli altri che già lo fanno e che vorrebbero farlo. In questi ultimi decenni Segrate, forse per assecondare logiche di partito, ha concesso molto a Provincia e Regione. In termini di aree verdi ricoperte da centinaia di migliaia di metri cubi di cemento. In termini di inquinamento, se pensiamo ai sorvoli di Linate e alle arterie stradali che dividono e congestionano il paese. Ora siamo arrivati alla costruzione del più grande centro commerciale d’Europa. Per non parlare del progetto paventato da Alessandrini di costruire un inceneritore. Ma quali benefici abbiamo realmente ottenuto noi cittadini di Segrate? La forza di Segrate Nostra sta proprio qui: rispondere ai bisogni degli abitanti e non a quelli della politica. Vogliamo partecipazione. Vogliamo qualità della vita. Vogliamo ridare valore al nostro territorio».

Una bella sfida. Avete intenzione, quindi, di presentarvi come lista civica?
«Qualcuno ci chiede di muoverci in questo senso. Per il momento non è nelle priorità. Vediamo quante persone condivideranno le nostre idee ed avranno voglia di mettersi in gioco. Persone di buon senso, vicine alle associazioni e agli oratori, agli organismi del volontariato, al passaparola della Rete».

Come cambia, se cambia, il tuo legame con il Pd alla luce della nascita di Segrate Nostra?
«Segrate Nostra non è una corrente del Pd. Al suo interno ci sono persone di estrazione moderata ma che poco hanno a che fare con la politica. Non c’è sovrapposizione. Certamente potrà esserci una convergenza su molti temi specifici».

Il Pd vive un momento di conflitti interni. Tu ne hai appoggiato l’ingresso in giunta?
«Ritengo che alcuni risultati positivi siano stati raggiunti, tuttavia la mia idea del fare politica è diversa: soprattutto in termini di aderenza ai valori e di trasparenza di fronte agli elettori».

La voce ormai gira. Sarai il candidato sindaco del Pd?
«Il regolamento è chiaro: il candidato sindaco verrà indicato dalle primarie. E io non ho nessuna intenzione di candidarmi alle primarie del Pd».

Di cosa ha bisogno Segrate?
«Di restituire ai segratesi l’uso del proprio territorio, di spazi pubblici fruibili da tutti, tra cui quel che resta del golfo agricolo tra Milano 2 e Rovagnasco, di collegamenti interni veloci e sicuri, di mezzi pubblici efficienti, di partecipazione vera. E poi aria pulita, servizi all’altezza di un paese come il nostro, strutture sportive moderne ed efficienti».

Di cosa, invece, non ha proprio bisogno?
«Di altre edificazioni, di traffico congestionato, della lobby dei costruttori. A proposito, imbarazzante questa domenica l’ode di Alessandrini ai costruttori del Centro Parco, con il cavatore da una parte e l’immobiliarista dall’altra...».

Un giudizio, allora, sui 4 anni di governo Alessandrini?
«Alcune delle cose fatte vanno bene, ma non condivido la scelta di fondo di vendere il territorio per fare cassa snaturando in via definitiva l’aspetto di Segrate, da comune semi-verde alle porte di Milano a orpello della metropoli dalla quale si ottengono solo svantaggi. In questo senso, anche per l’impatto sulla viabilità e sui trasporti, sono da condannare gli insediamenti di Santa Monica, laddove si poteva mantenere verde agricolo, e del Village, dove si poteva pensare a qualcosa di minor impatto. Anche del nuovo mega centro commerciale, che sarà principalmente a uso dei milanesi, non si sentiva il bisogno».

I temi più cari a Segrate Nostra.
«Ad esempio la partecipazione e la sfida a un’urbanistica sostenibile. Altre idee le potrete trovare sulla home page del nostro sito, www.segratenostra.org, con l’aggiunta di quanto altro verrà da amici e simpatizzanti».

Alessandro Ferrari