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Segrate in Folio - 12 maggio 2009 - pagina 2

Nuova sede per il CSA Baraonda

Ieri, 9 maggio, è stata la Giornata della memoria per le vittime di terrorismo e stragi.
Sul Corriere della Sera era possibile leggere una lettera intensa, firmata da Benedetta e Luca Tobagi, figli del giornalista assassinato nel 1980 da un gruppo di estrema sinistra, che invitavano a "Chiudere una stagione di odio e rancore" e a "lasciare spazio a una volontà condivisa di costruire un futuro diverso".

Forse non è solo una coincidenza che il CSA Baraonda abbia scelto una giornata così fortemente simbolica per inaugurare, dopo tante fatiche, la nuova sede di via Pacinotti.
Provo un profondo affetto per il Baraonda, un po' perché ne ho seguito la nascita, nel 1995, e la crescita, un po' perché nel suo collettivo oggi ci sono tanti amici, compagni di classe, vecchi compagni di oratorio, degli scout, etc.
E pur non avendo condiviso alcune scelte, come ad esempio il recente comunicato distribuito inopinatamente il 25 aprile, riconosco al Baronda tantissimi meriti, la passione, la volontà, l'impegno, le battaglie culturali, le innumerevoli attività sociali, di socializzazione, riflessione, formazione, svago e lo sforzo di accogliere al suo interno anche ragazzi difficili.
L'esistenza stessa del Baraonda ricorda a tutti noi che è possibile sognare una società diversa dall'attuale, che c´è ancora chi, ad occhi aperti e con i piedi per terra, si pone una utopia come meta.

C'è una poesia di Eduardo Galeano che dice:

Lei è all'orizzonte:
mi avvicino di due passi
lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi
e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là.
Per quanto io cammini non la raggiungerò mai.
A che cosa serve l'utopia?
Serve proprio a questo:
a camminare.

Ecco perché Segrate ha bisogno del CSA Baraonda. Perché serve proprio a questo: a camminare.
Agli amici del collettivo Baraonda faccio i migliori auguri per una buona strada.

Paolo Micheli